La Corona Angelica di San Michele è una forma di devozione all’Arcangelo San Michele nata in Portogallo e sviluppatasi poi nel resto del mondo, soprattutto in Italia. Si narra che San Michele Arcangelo la rivelò ad Antonia de Astonac, una sua devota portoghese, spiegandole che desiderava essere venerato con nove invocazioni, tante quanti sono i cori angelici, e che numerosi sarebbero stati i vantaggi di chi avesse praticato questa forma devozionale particolare.

Ma quali sono questi vantaggi? Innanzitutto chi si fosse accostato alla Comunione recitando la Corona Angelica poco prima dell’Eucaristia, avrebbe avuto nove Angeli al proprio fianco, durante la ricezione del Sacramento, uno per ogni Coro. Chi invece recita ogni giorno la Corona, avrà in vita l’assistenza di San Michele, e dopo la morte potrà ottenere di evitare eventualmente il Purgatorio, ed assurgere immediatamente alla beatifica visione di Dio.

La Corona Angelica di San Michele, grazie all’interessamento del monastero carmelitano di Vetralla, nella persona di suor Marianna Felice, viene investita da Papa Pio IX anche di numerose indulgenze, utili a far ottenere qualsiasi grazia. E lo stesso Papa dispose, sotto richiesta delle monache di Vetralla, che le indulgenze fossero estese anche ai defunti e a quelle persone che, non conoscendo il latino, si limitavano a recitare della Corona solo i Pater e gli Ave.

Originariamente, infatti, la Corona Angelica rivelata da San Michele ad Antonia di Astonac consisteva nel recitare nove poste ai Cori Angelici, intercalando ognuna di loro con un Padre Nostro e tre Ave Maria, aggiungendo infine quattro Padre Nostro. Fu suor Maria Colomba Leonardi ad aggiungervi le nove salutazioni prima di ogni invocazione, definendo così la Corona come la conosciamo oggi.

Suor Maria Colomba Leonardi è anche la persona che importò la Corona in Italia. Rimase affascinata dalla biografia di Antonia di Astonac, ora irreperibile, e cominciò a diffondere per quanto poteva il culto della Corona Angelica. Suor Maria Colomba Leonardi morì nel 1751, ma si assicurò che le sue consorelle avrebbero portato avanti la devozione tanto cara a San Michele Arcangelo. Tanto che 100 anni dopo la sua morte, la Corona fu addirittura indulgenzata, come abbiamo visto poco fa.

Oggi ci resta quindi questo strumento per poter chiedere a Dio, tramite l’intercessione dell’Arcangelo San Michele e dei Cori Angelici, di poter godere della Sua visione dopo la morte, senza passare dalle pene del Purgatorio. Si può chiederlo per sè e per i propri cari, indifferentemente, come si può chiedere qualsiasi grazia, purchè non se ne abusi e ci si limiti a supplicare un aiuto in situazioni davvero al limite.

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