Il mistero della crocifissione di Gesù: quest’anno la Pasqua verrà festeggiata il 27 Marzo. Tutti sappiamo che si celebra il passaggio da morte a vita di Gesù Cristo, e l’inizio di una vita nuova per l’intero genere umano, liberato dal peccato grazie al Suo sacrificio sulla croce. Oggi vorremmo soffermarci però su un aspetto delle Scritture forse un po’ meno noto, ma che, come vedremo, è estremamente significativo al fine di una maggiore consapevolezza nel vivere la Pasqua che verrà: la tunica di Gesù Cristo.

Nel passo riguardante la morte e la crocefissione di Gesù, il Vangelo secondo Giovanni per ben due volte dice: “affinché si adempisse la Scrittura”. Di quali Scritture si sta parlando? Nel primo caso (“Si son divise tra loro le mie vesti e sul mio vestito han gettato la sorte”) si fa riferimento al Salmo 22,19 ; nel secondo caso si fa riferimento al Sal 69,22 (“Hanno messo nel mio cibo veleno, e quando avevo sete mi hanno dato aceto”).

Un punto significativo è proprio la tunica che indossava Gesù e che i soldati preferirono giocarsi a sorte, anzichè dividerla. Ad essere divisi furono gli indumenti esterni di Gesù (il mantello), e non quelli a diretto contatto con la sua pelle (la tunica). La tunica era tutta d’un pezzo, una particolarità degli abiti palestinesi che la rendeva particolarmente pregiata. Per questa ragione i soldati preferirono non strapparla durante la crocifissione di Gesù.

Ma alla base c’è una spiegazione molto più simbolica. La fattura della tunica (tutta unita anzichè cucita in più parti), ed il fatto che la stessa tunica rimase intatta, unitamente alla specifica che la tunica fosse tessuta dall’alto, sta a simboleggiare l’unità della Chiesa in Dio. Come scriveva San Cipriano: “l’unità recata da Cristo proviene dall’alto, dal Padre celeste, e non può perciò essere scissa da chi la riceve, ma deve essere accolta integralmente”.

Non a caso, lo stesso San Giovanni, in un altro passo del suo Vangelo, riporta le parole del sommo sacerdote Caifa, nel momento in cui delibera la morte di Gesù Cristo: “Gesù doveva morire per la nazione, e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”. Il sacrificio del Figlio di Dio aveva quindi già nella sua premessa lo scopo di riunire la Chiesa, proprio come unita restò la tunica dopo la Sua morte.

Oggi la tunica di Gesù Cristo è conservata a Treviri. Verrà esposta al pubblico dal 25 marzo al 10 aprile, in occasione dell’Anno Giubilare. Un evento eccezionale, fortemente voluto da Papa Francesco, che già nelle sue intenzioni di preghiera per il mese di gennaio ha invitato all’unità non solo dei cristiani, ma di tutti coloro i quali credono in Dio, a prescindere dalla religione di appartenenza.

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