EUCARESTIANella chiesa di Santa Cristina a Bolsena possiamo ammirare le epigrafi in marmo del 1573, attribuite a Ippolito Scalza, e grazie ad esse siamo in grado di conoscere i dettagli del celebre miracolo di Bolsena del 1263, che risultò fondamentale al fine di estendere la solennità del Corpus Domini (nata nel 1247 nella sola Diocesi di Liegi) a tutta la Chiesa.

In un periodo in cui si dibatteva ferocemente se l’ostia rappresentasse fisicamente il corpo ed il sangue di Cristo o se ne fosse solo il simbolo, la posizione ufficiale della Chiesa coincideva con la prima tesi. Un sacerdote di nome Pietro, seppur di fede saldissima, era messo seriamente in crisi da questo concetto, di cui non riusciva a capacitarsi.

Decise di recarsi in pellegrinaggio a Roma per corroborare la propria fede anche nell’unico punto in cui gli sembrava vacillare, e nel cammino fece sosta a Bolsena. Nella chiesa di Santa Cristina celebrò Messa, ma quando giunse al punto in cui si espone l’ostia sopra il calice, l’ostia risultò intrisa di sangue, e gocciolava sul corporale.

Pietro, spaventato ed emozionato, avvolse tutto nel corporale e portò in sagrestia. In quei giorni soggiornava nella vicina Urbino il papa Urbano IV. Pietro decise di approfittarne per raccontagli l’accaduto. Urbano IV mandò immediatamente il Vescovo di Orvieto a verificare, il quale confermò l’autenticità dei fatti. Tutte le prove dei miracolosi avvenimenti vennero conservate da allora nella Cattedrale di Santa Maria ad Orvieto.

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