Sono ormai numerose le voci dell’Isis che minacciano più o meno apertamente il Vaticano, inquadrando il Papa e San Pietro tra gli obiettivi più sensibili. Ma in occasione del Giubileo indetto da Papa Francesco Roma non sarà l’unica città che potrebbe essere presa di mira. Si parla adesso della Campania, e di due luoghi simbolo della cristianità nel territorio partenopeo: gli scavi di Pompei, e il Duomo di Napoli, che conserva il sangue di San Gennaro.

Riguardo Pompei, ieri i Carabinieri hanno controllato tutto il perimetro del sito, scansionandolo con particolari attrezzature ad alto profilo tecnologico (si parla di laser e raggi x), per monitorare se e dove esistano anomalie preoccupanti all’interno del sito archeologico. Nei prossimi giorni questo tipo di esame verrà applicato ad altri siti campani dal grande valore simbolico per tutta la cristianità. E tra questi sicuramente figurerà il Duomo di Napoli.

Ma esiste concretamente un pericolo attentati in Campania, certificato da fonti precise ed affidabili? Secondo quanto sostengono Alfano (Ministro degli Interni) e Minniti (Sottosegretario con delega ai Servizi Segreti), la risposta è no. Ma il livello di allerta, dopo gli attentati di Parigi, è stato portato al livello quattro. E se consideriamo che il quinto è l’ultimo ed il più preoccupante dei livelli d’allarme, qualcosa queste forme di allerta dovranno pur significare.

La Polizia di Stato ha persino predisposto dei nuclei operativi speciali in 20 città italiane (tra le quali figurano Roma e Napoli): sono i cosiddetti UOPI (Unità Operative di Primo Intervento), formati da squadre di cinque elementi ciascuna, con dotazioni all’avanguardia sotto il profilo militare e tecnologico. Parliamo di caschi a prova di proiettili pesanti, giubotti antiproiettile in grado di resistere ai Kalashnikov, videocamere integrate all’uniforme, e sistemi di puntamento laser di ultima generazione.

Come dimostrano gli attentati di Parigi, i possibili obiettivi dei terroristi dell’Isis potrebbero non essere esclusivamente luoghi di culto simbolici, ma anche tutte le infrastrutture presenti nelle città individuate come bersaglio. Metropolitane, stazioni, aereoporti, sono posti densamente frequentati, e mirare lì dove si concentra ogni giorno una gran mole di passanti è da sempre il modus operandi privilegiato dei terroristi di matrice islamica.

Potrebbe invece giocare a favore delle città campane il fatto che da tempo l’integrazione degli islamici nel tessuto cittadino sta funzionando senza troppe frizioni o incidenti. E, come suggeriscono gli analisti, è più difficile organizzare attentati liddove il territorio non offra particolari motivi di risentimento agli immigrati di matrice islamica. Molto più facile per gli estremisti trovare consensi e simpatizzanti in zone in cui gli stranieri vengono vissuti come un problema, e come tali emarginati.

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