Il Comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani, aretino di 52 anni, rilascia un’intervista in cui denuncia i rischi di un attentato al Papa. Non si dice tanto preoccupato di piani ed azioni coordinate contro il Pontefici da parte di gruppi organizzati come potrebbe essere l’ISIS, anche perché al momento non si hanno notizie di strategie in questo senso, nonostante le ripetute minacce.

Piuttosto lo preoccupano le azioni dei singoli, molto più pericolose perché estemporanee, imprevedibili, provenienti da personaggi che agiscono da soli, e che quindi escono fuori dai radar sempre accesi dell’intelligence.

Questi personaggi potrebbero essere fanatici religiosi, o mitomani, o semplici squilibrati, e rendono estremamente arduo il compito di chi deve vigilare sul Papa poiché Francesco ha impostato il suo Papato proprio sulla prossimità, sulla vicinanza alla gente, a cui non vuole assolutamente rinunciare.

È la Gendarmeria, d’altronde, che deve adeguarsi allo stile del Papa, non viceversa. Domenico Giani risponde anche alla domanda circa il momento più critico all’interno dei suoi 16 anni di carriera:

Fu certamente un momento molto critico anche quello successivo al discorso tenuto da Benedetto XVI a Ratisbona, il 12 settembre del 2006. Un intervento che ad una rilettura odierna appare profetico per la denuncia delle degenerazioni di un certo Islam estremista, ma che allora suscitò proteste e minacce molto forti al Papa

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