brocheroÈ sempre un piacere venire a conoscenza delle vite di nuovi Santi, forse perché si prova un senso rassicurante di prosecuzione, una fiducia rinnovata nella capacità dell’uomo di glorificare Dio in qualsiasi epoca, in qualsiasi contesto geografico. E così nel corso dei secoli si avvicendano canonizzazioni che riconoscono a cristiani più o meno noti ciò che hanno seminato in vita, senza chiedere nulla in cambio.

Oggi vorremmo accendere i fari sulla storia di José Gabriel Brochero, santificato l’anno scorso. Nacque nel 1840, e a 26 anni fu ordinato sacerdote. Si trovò ad operare in una zona poverissima dell’Argentina, e sin da subito impostò il proprio ruolo non solo sulle mansioni religiose che gli erano proprie, ma in una costante azione di supporto morale e materiale alla popolazione.

In groppa al suo mulo, con indosso il tradizionale poncho ed il cappello, cominciò a far parlare di sé come “il sacerdoce gaucho”. Ma a prescindere dal folklore del personaggio, la sua opera fu instancabile. Trascinava la popolazione in vere e proprie carovane su strade impervie per 200km, per realizzare gli esercizi spirituali che si tenevano a Cordoba, con gli stessi popolani costruì una rete ferroviaria di 200km anch’essa, le strade che mancavano, gli uffici postali, il telegrafo, le chiese.

Era instancabile anche nell’assistenza ai malati, donando tutto se stesso, a tal punto che l’abbraccio consolatorio ad un lebbroso gli fu fatale. Contrasse la lebbra, e morì sordo e cieco nel 1914.

LASCIA UN COMMENTO