Nel Sacramento della Confessione il penitente chiede il perdono di Dio attraverso un tramite umano, il Sacerdote. Se il Sacerdote è qualcuno piuttosto che qualcun altro il risultato non cambia.

Cambia però la percezione del momento da parte del penitente, che in presenza di qualcuno che possa fargli vivere l’esperienza della Confessione in maniera davvero spirituale, ne esce rinfrancato e senza sentimenti di pudore e vergogna interposti. Per confessarsi da Padre Pio bisognava accettare di aspettare anche ore, perché la fila era lunghissima.

Chi ha avuto la fortuna di vivere quest’esperienza con Padre Pio racconta di aver avuto la netta sensazione di riconciliarsi con Dio e con i suoi fratelli, che quell’interposizione umana nel suo ritrovato abbraccio con Dio altro non era che il segno della riconciliazione con l’intera comunità cattolica, la quale reintegrava come figlio momentaneamente perduto chi sbagliava e peccava.

Padre Pio sentiva profondamente questa missione in sé: fare in modo di diventare un ponte tra Dio e gli uomini, qualcosa che potesse accompagnare il peccatore non solo nel suo percorso di redenzione, ma anche attraverso il rientro nella Grazia di Dio e nella sua comunità sulla Terra.

E per farlo non poteva far a meno di evidenziare quanto potesse essere dolorosa la lacerazione che il peccato procurava tra uomo e Dio, quanto grave fosse arrecare a Dio questo dispiacere nel sentire i propri figli strappati al Proprio abbraccio dal peccato e dal male.

Quando ancora non aveva ottenuto il permesso di confessare, Padre Pio sentiva già prepotente quest’esigenza di aiuto nei confronti del prossimo, come testimoniano le sue parole a proposito di un suo conoscente:

Gesù, è brutta quella persona? .. la grazia gliela devi fare … quello sarà cattivo, ma, se ti fai veder sempre, ti devo seccare… Sai, Gesù, se non lo converti ti chiamo cattivo … Come? … per tanti e tanti non misuri il Sangue tuo?

 

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