Se oggi Papa Francesco esegue i suoi esercizi spirituali sul tema “Lasciarsi sorprendere da Dio” insieme ad altri membri della Curia riuniti nella casa “Divin Maestro” di Ariccia, è anche merito di Padre Enzo Bianchi, il quale, intorno agli anni 70, cominciò a consigliare ai papi di riprendere una pratica di preghiera antica quanto i primi Padri della Chiesa, molto in voga nel Medioevo grazie all’opera dei monaci, ma che ai tempi era ormai desueta e abbandonata: la Lectio Divina.

In cosa consiste una Lectio Divina? Per prima cosa bisogna leggere un passo delle Sacre Scritture, e comprenderlo. Una seconda fase è la meditazione, il momento in cui, letto il passo, si prova ad analizzarlo con cura, anche ricercando collegamenti con altri passi noti.

Successivamente si passa all’orazione, il momento in cui si crea una preghiera ispirata al brano su cui si è meditato. Infine, la contemplazione: provare a vedere il mondo con gli occhi di Dio, portando a compimento il senso delle tre fasi precedenti. Queste le parole con cui Padre Enzo Bianchi semplicemente spiega questo esercizio spirituale:

È la maniera con cui il Vangelo ci plasma, ci cambia, ci converte. Credo che se ciascuno, anche la persona più semplice, quella che lavora nel mondo, la fa per dieci minuti, un quarto d’ora al giorno, un tempo minimo, vede che la sua vita cambia giorno dopo giorno perché è plasmata dalla Parola. Solo se c’è questo ascolto assiduo, noi nutriamo la fede, diventiamo cristiani maturi, cristiani con la statura di Cristo, come dice Paolo, avendo in noi soprattutto i suoi stessi sentimenti.

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