Il Rosario è indubbiamente una delle forme di devozione più diffuse tra i fedeli. La tradizione vuole che il Rosario nascesse intorno all’anno 1214, quando San Domenico fu incaricato dalla Vergine di convertire gli Albigesi a Tolosa, con queste parole: “Sai tu, caro Domenico, di quale arma si servì la SS. Trinità per riformare il mondo? Sappi che l’arma più efficace è stato il Salterio angelico, che è il fondamento della Nuova Alleanza; perciò se tu vuoi conquistare a Dio quei cuori induriti, predica il mio salterio”.

San Domenico, aiutato da una serie di prodigi divini quali il suono inspiegabile delle campane della cattedrale, l’immediato rabbuiarsi del cielo, l’effige della Madonna che minacciava la vendetta di Dio su chi non avesse abbandonato l’eresia, riuscì a convincere l’intera popolazione della necessità di affidarsi al Rosario quale pratica di preghiera quotidiana.

In realtà è più probabile che il Rosario moderno nasca molto prima del 1214, e sia il frutto di una lentissima e progressiva maturazione, passata attraverso i secoli e le nazioni. Nell’850 un monaco irlandese suggerì di recitare 150 Pater Noster al posto dei 150 Salmi, in maniera da rendere la preghiera accessibile a tutti. Di lì si sviluppò l’abitudine di portare in tasca 150 sassolini, poi sostituiti dalla più pratica cordicella con 150 nodi.

Nel 1200 i monaci cistercensi idearono il rosario, inteso come dono di rose alla Vergine Maria, lo stesso che San Domenico si impegnò a diffondere. Si andava nel frattempo plasmando la forma definitiva dell’Ave Maria, tra citazioni e cuciture di frasi bibliche. Nel 1470 il domenicano Alain de la Roche creò la prima Confraternita del Rosario, che contribuì a diffondere ulteriormente il Rosario nel mondo e a stabilizzarne la forma, così come la conosciamo oggi.

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