La vita di Maria Josefa Alhama Valera (meglio nota come Madre Speranza) è ricca di episodi miracolosi e scontri col demonio. Nasce in Spagna nel 1893, in un contesto di povertà estrema, e prende i voti nel 1916, col nome di “Speranza di Gesù Agonizzante”. Immediatamente cominciarono per lei le sofferenze fisiche, con la comparsa delle stigmate, che le duolevano in maniera particolare durante i giorni della Passione di Nostro Signore.

Apparteneva alle Claretiane, ma sentiva che Dio le aveva affidato la missione di fondare un nuovo ordine. Per questa ragione fu addirittura dichiarata apostata. Isolata dal contesto religioso, nell’indigenza più assoluta, creò nel 1930 la Fondazione delle Ancelle dell’Amore Misericordioso, accolta come associazione religiosa solo nel 1935. Nel 1941 si trasferì a Roma, dove si dedicò all’assistenza di migliaia di persone che per la guerra erano cadute in disgrazia.

Si racconta di come in questo periodo di grandi ristrettezze, le pentole che Madre Speranza utilizzava per dar da mangiare ai poveri, risultavano di fatto inspiegabilmente inesauribili. Morì nel 1983, due anni dopo aver costruito il Santuario di Collevalenza, l’ultima delle sue missioni. Anche in questo caso si verificarono eventi miracolosi: ogni qualvolta Maria Josefa doveva pagare l’architetto piovevano banconote dal cielo. Ma Madre Speranza aveva molte altre doti.

La bilocazione era una di queste: Papa Pio XII la sperimentò in prima persona, perché se la ritrovò nelle proprie stanze, e quando sbalordito le chiese come e perché si trovasse lì, lei rispose candidamente che bisognava discutere di questioni urgentissime. Da quel momento in poi il Papa prese a frequentarla. Nel 1959, durante i lavori per il Santuario, Madre Speranza indicò agli operai di scavare in un determinato punto, perché lì era presente una sorgente d’acqua. Loro, scettici, eseguirono comunque l’ordine, e scoprirono effettivamente una fonte d’acqua, considerata da quel giorno miracolosa.

Aveva anche il dono di parlare con le anime del Purgatorio, per offrire loro conforto e Messe di suffragio. Purtroppo quelle non erano le sole visite che riceveva. Il Maligno la torturava fisicamente, fino a spezzarle le ossa. Urla, grida, versi orribili di animali si potevano sentire spesso provenire dalle stanze di Madre Speranza, insieme al rumore di catene e alla puzza di zolfo. Testimoni confermano d’aver assistito all’autocombustione di foglietti scritti da lei, e delle coperte sotto le quali dormiva. Nonostante queste aggressioni terribili del demonio, Madre Teresa parlava di lui in termini quasi irrisori: lo chiamava “il tignoso”.

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