San Michele ArcangeloSan Michele Arcangelo è tra le creature di Dio una delle più potenti, e sulla Terra una delle più venerate, seconda forse solo alla Vergine Maria. Fu scelto da Dio come Principe dell’Esercito celeste e risultò vincitore nella guerra contro le schiere di Lucifero, primo tra gli angeli, ma ribelle all’autorità divina. Per questa ragione San Michele è percepito dall’umanità come un Custode: finché ci sarà Satana ad insidiare il mondo, è al Custode della Chiesa che si rivolgeranno le suppliche dei fedeli, per tentare di opporsi alle lusinghe ed alla potenza del Maligno. Questa vicinanza al genere umano s’è concretizzata nel corso dei secoli, attraverso sei apparizioni, rare ma significative.

Prima apparizione

Nel 490, in una grotta di un monte del Gargano che poi sarebbe diventato “Monte sant’Angelo”, in onore di San Michele, un ricco signore ritrovò il toro che aveva smarrito. Ma il toro si ostinava a non uscire, pertanto il proprietario, accecato di rabbia, vi scagliò contro una freccia. Miracolosamente la freccia deviò dalla sua direzione, e tornò indietro, colpendo chi l’aveva scoccata. Informato del prodigio, il Vescovo ordinò 3 giorni di preghiera, alla fine dei quali ricevette la visita di San Michele Arcangelo, il quale lo informò che in quella grotta non avrebbe mai più dovuto scorrere sangue, anche animale, essendo stata scelta dallo stesso come luogo sacro.

Seconda apparizione

Due anni dopo le stesse terre erano preda delle scorribande barbare di Odoacre, re degli Eruli. Durante l’assedio di Siponto, il Vescovo Lorenzo di Maiorano ordinò alla popolazione 3 giorni di preghiere ininterrotte, e chiese l’intercessione di San Michele per uscire incolumi da quella situazione. Al terzo giorno di preghiera l’esercito di Odoacre fu investito da una tempesta di fulmini, che ne terrorizzò le truppe, mettendole in fuga.

Terza apparizione

L’anno successivo all’assedio lo stesso Vescovo chiese al Papa di poter consacrare la grotta in cui San Michele apparve la prima volta. Ma l’Angelo non era d’accordo, e si rivolse al Vescovo Lorenzo di Maiorano con queste parole: “Non è necessario che voi mi dedichiate questa chiesa che Io stesso ho consacrato con la mia presenza. Entra e con il mio aiuto innalza preghiere e celebra il Sacrificio. Io Ti mostrerò come Io stesso ho consacrato questo luogo”. Giunti sul posto, una delegazione di Vescovi e vari curiosi, vi trovarono già un altare: era la dimostrazione che quella era davvero la grotta di San Michele, e tanto bastò per edficarvi un santuario, ancora esistente.

Quarta apparizione

Papa Gregorio Magno (590-604) raccontò di aver visto sul mausoleo di Adriano l’Arcangelo Michele mentre rinfoderava la spada. Quel gesto venne interpretato come la fine della peste che stava flagellando Roma. Così fu, e da allora il mausoleo venne chiamato Castel Sant’Angelo.

Quinta apparizione

La quinta apparizione di San Michele consentì la vittoria dei Longobardi contro i Bizantini (663).

Sesta apparizione

Nel 1656 la peste mieteva ancora una volta numerosissime vittime. Il Vescovo chiese tre giorni di preghiera alla popolazione e l’intercessione di San Michele. Gli apparve dopo un breve terremoto, pronunciando le seguenti parole: “Io sono l’Arcangelo Michele. Chiunque utilizzi la pietra di questa grotta sarà guarito dalla peste. Benedici le pietre e scolpiscivi il segno della Croce e le iniziali del mio nome”.

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