Pio – Cappuccino: così si firmava Padre Pio nella lettera di cui vorremmo parlarvi oggi. È la risposta di Padre Pio alle domande e alle inquietudini di una sua devota riguardo preghiera e meditazione. Secondo Padre Pio il suo errore consisteva nell’individuare nella gioia dello spirito la riprova del buon esito della sua meditazione:

“Tu ti accosti a meditare con una certa specie di alterazione, congiunta con una grande ansietà, di trovare qualche oggetto che possa far rimanere contento e consolato il tuo spirito e questo basta per far che tu non trovi mai quel che cerchi e non posi la tua mente nella verità che mediti ed il tuo cuore vuoto di affetti”.

Il consiglio del Santo è di una semplicità disarmante: “Non conosco altro rimedio al riguardo, all’infuori di questo: uscire da questa ansietà, perché essa è uno dei maggiori traditori che la vera virtù e sola divozione possa mai avere”.

Come fare, però, ad abbandonare quest’ansia? Altrettanto semplice: per porsi di fronte a Dio in preghiera e meditazione ci sono due maniere. La prima consiste nel presentarsi di fronte a Lui “non per parlarGli o per ascoltarLo”, ma per farsi guardare nella propria consapevolezza di essere servi.

La seconda nel presentarsi di fronte a Lui per parlarGli, senza aspettarsi necessariamente risposta:

“Egli che vedrà gradirà la tua pazienza, favorirà il tuo silenzio ed un’altra volta rimarrai consolata, quando Egli ti prenderà per mano, parlerà con te, farà cento passeggiate in tua compagnia per i viali del Suo giardino d’orazione, e quando ciò non avvenisse mai, il che sia detto per impossibile, perché a questo padre sì tenero non Gli reggerà il cuore di vedere la sua creatura in perpetua fluttuazione, contentati perché l’obbligo nostro è di seguirLo, considerando che onore e grazia troppo grande per noi che Egli ci tolleri alla Sua presenza. In questa forma non ti inquieterai per parlarGli, perché l’altra occasione di stare appresso di Lui non è meno utile, anzi forse molto più, benché sia meno conforme al nostro gusto”.

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