Abbiamo imparato a conoscere Natuzza Evolo attraverso le sue parole, ma soprattutto grazie alle infinite testimonianze di chi da lei ha ricevuto un aiuto, un conforto, una carezza spirituale, un incoraggiamento, una speranza. Oggi vi vorremmo proporre un altro punto di vista privilegiato, quello di chi ha vissuto con lei la quotidianeità della vita familiare, suo figlio Francesco Nicolace.

Da lui apprendiamo che mamma Natuzza era innanzitutto una mamma dolce, piena di premure, attenzioni, e tenerezze. Come fosse possibile integrare il tempo dedicato alla famiglia col tempo dedicato a tutti i bisognosi che si recavano da lei a qualsiasi ora del giorno, Francesco lo spiega così:

“Posso affermare che è stata una mamma esemplare e non ci ha fatto mancare niente. Questo le è costato sicuramente enormi sacrifici, ma non si è mai lamentata. Si alzava molto presto la mattina, anche alle quattro, e silenziosamente per non svegliarci, iniziava a lavare, stirare, cucinare. Quando eravamo più grandi e frequentavamo le scuole superiori, ci veniva a svegliare ogni mattina alle 6,30 portandoci il caffè a letto, per consentirci di alzarci in tempo e non perdere il pullman”.

Natuzza lasciava che i suoi figli assistessero alle sue conversazioni, e offriva del suo carisma un quadro talmente naturale e rassicurante che i figli crebbero nella convinzione che lei fosse una mamma come tutte le altre. Furono i compagni di classe ed i professori a far notare loro le straordinarietà di Natuzza.

Le sofferenze fisiche alle quali era sottoposta frequentemente, in particolar modo di venerdì Santo, tentava di nasconderle col sorriso, ma alla lunga emersero, per rivelazione di un parroco vicino alla famiglia. Persino quando ormai era prossima alla morte, e non riusciva più a parlare, consegnava ai propri figli la serenità di chi accetta il disegno di Dio e lo fa proprio. E’ questo il testamento di Natuzza: amore per il prossimo e umiltà nell’accettare le decisioni del Signore.

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