Alle 9:30 dell’8 Dicembre 2015, di fronte a 50000 fedeli, Papa Francesco inaugurava l’Anno Santo celebrando sul sagrato della Basilica di San Pietro la Messa di apertura del Giubileo. Una piazza gremita di pellegrini giunti lì da ogni regione d’Italia e da ogni parte del mondo, per ascoltare le parole del Papa e vivere in preghiera con lui l’inizio di questo anno della Misericordia e l’apertura della Porta Santa. Inutile sottolineare quanto attesa fosse l’Omelia della Santa Messa di Francesco, che non ha disatteso le aspettative.

La data d’inizio del Giubileo coincide non a caso con la festività dell’Immacolata Concezione di Maria. La Madonna è infatti da sempre l’intermediaria privilegiata tra gli uomini e Dio, perchè il Suo Amore, la Sua capacità di perdonare le nostre piccole miserie, la rendono uno dei simboli di questo Giubileo consacrato alla Misericordia. E saranno queste, infatti, le due linee guida dell’omelia di Papa Francesco: Maria, e la Misericordia.

Il primo invito è a gioire della Grazia di Dio, come fece la Madonna quando l’Arcangelo Gabriele Le annunciò che sarebbe diventata la madre di Gesù, figlio di Dio. Un annuncio del genere avrebbe potuto facilmente turbare la ragione di Maria, ma il suo abbandono alla volontà di Dio, e la felicità nel sentire la Grazia di Dio avvolgerla di lì all’eternità, rappresentarono il momento in cui il destino dell’umanità sarebbe cambiato.

E Maria è proprio la testimonianza di quanto l’Amore di Dio possa essere immenso. In Lei non solo ha riposto una speranza di salvezza per l’uomo, ma è addirittura arrivato a prevenire il Peccato Originale. Una Grazia simbolica di quanto il peccato possa essere letto solo in funzione del Perdono: “Se tutto rimanesse relegato al peccato saremmo i più disperati tra le creature, mentre la promessa della vittoria dell’amore di Cristo rinchiude tutto nella misericordia del Padre”.

Il secondo invito di Papa Francesco è a vivere questo Anno Santo come l’anno della Misericordia, focalizzando la nostra consapevolezza sul fatto che Dio non è esclusivamente il nostro giudice estremo, ma nel Giorno del Giudizio tratterà i nostri peccati con la Misericordia che Gli è propria:”Quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia”. E’ questo il vero senso del Giubileo: “Abbandoniamo ogni forma di paura e di timore, perché non si addice a chi è amato; viviamo, piuttosto, la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma”.

Infine il Pontefice pone l’accento sul Concilio Vaticano II, che liberò la Chiesa dall’autoreferenzialità in cui si stava chiudendo, e ne spalancò le porte al mondo odierno. La proiettò in una prospettiva missionaria che le diede nuovo slancio, lo stesso slancio che oggi Papa Francesco sta cercando in tutti i modi di rinvigorire, per evitare la Chiesa torni ad arroccarsi in sè stessa: “dove c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio”.

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