C’è al mondo regalo più grande che poter incontrare Gesù Cristo ogni volta che lo desideriamo? No, ma questo dono ci è già stato concesso, e può realizzarsi ogni volta che ci accostiamo al Sacramento dell’Eucaristia in maniera degna, nel momento in cui il pane ed il vino divengono concretamente Corpo e Sangue di Cristo.

Di recente Papa Francesco ha ricordato che la transustanziazione non è simbologia astratta, ma è il processo reale attraverso cui, in maniera invisibile agli occhi, Cristo si materializza nell’ostia e nel vino. Sottovalutare l’importanza di questo avvenimento, che accade all’interno di ogni Messa troppo spesso tra l’indifferenza generale, significa peccare contro uno dei più importanti Sacramenti. Nello specifico, i peccati contro l’Eucaristia sono sette, e ve ne forniamo un elenco dettagliato:

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1. Non creder nella Messa come sacrificio, ma celebrarla solo come convito fraterno, come invito alla festa e alla gioia, non alla preghiera e di ringraziamento e alla penitenza.
2. Negare la partecipazione all’offerta cruenta della Croce sacramentalmente rapresentata sull’altare nella celebrazione di ogni messa.
3. Non credere che le parole della consacrazione producono la vera, reale, sostanziale presenza di Gesù Cristo sotto le specie eucaristiche, ritenendo tale presenza solo simbolica.
4. Non curarsi di briciole e frammenti del pane consacrato caduti durante la celebrazione, non considerandoli più materia del sacramento.
5. Non inginocchiarsi durante la Consacrazione, né davanti al tabernacolo, poiché l’Ostia sarebbe solo un simbolo e non il vero Corpo di Cristo.
6. Giudicare superflua la Confessione sacramentale prima di comunicarsi, anche in stato di peccato mortale, perché sarebbe sufficiente amare Cristo, fidarsi dei suoi meriti e rimettersi alla misericordia del Padre. Con la conseguente moltiplicazione dei sacrilegi.
7. Ritenere che basti la recita del Confiteor per ottenere il perdono dei peccati mortali, dimenticando che Gesù ha detto ai suoi apostoli: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (Gv. 20

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