Agostino non è stato l’unico Santo “macchiato” dal peccato. Quando, di solito, i cristiani si trovano a discutere dell’argomento il primo che viene in mente è proprio Sant’Agostino di Ippona. Non a caso. Da adolescente, infatti, abbandò la fede cattolica per trasferirsi dalla sua amante con la quale ebbe un figlio fuori dal matrimonio. Non viene dimenticato però nemmeno San Girolamo, un uomo permaloso, irascibile e scontroso.

Quindi la conversazione molto probabilmente potrebbe concludersi qui. Questo perché molti parroci, armati di buone intenzioni, ci hanno sempre descritto i Santi come persone senza macchie. E questo non è affatto utile per chi come noi lotta ogni giorno contro i peccati veniali e mortali. Leggere di vite prima immerse nel peccato e poi illuminate dalla grazia di Dio ci rassicura: Nostro Signore, infatti, ha sempre il suo sguardo posato su di noi in attesa di un nostro cenno.

San Matteo Apostolo (1 ° secolo)

Matteo, chiamato anche Levi nei Vangeli di Marco e Luca, era un esattore a Cafarnao. Un giorno, mentre era seduto al suo tavolo, all’aperto, per riscuotere soldi dai suoi vicini, vide Gesù camminare. Nostro Signore aveva appena guarito un paralitico; e, ora, stava per riconciliarsi un peccatore. “Seguimi”, Cristo gli disse. Con grande sorpresa delle guardie romane, degli altri impiegati e dei contribuenti, Matteo si alzò, lasciò il denaro dove si trovava, voltò le spalle a una vita di furti approvata dal governo, e si è unì agli apostoli Quando i farisei si lamentarono che Gesù aveva pranzato con un esattore delle tasse, Cristo rispose: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.

San Mosè l’Etiope (c.330-c.405)

Mosè, un uomo violento, lussurioso e vendicativo, era il capo di una banda di 75 membri. Con i suoi briganti divenne il terrore del deserto egiziano: razziava i villaggi, derubava e uccideva i viaggiatori. Il governatore della provincia inviò delle truppe per fermare Mosè, senza però alcun successo. Finalmente, un giorno, il governatore riuscì nel suo intento, alcuni soldati ben addestrati furono in grado, infatti, di sconfiggere e disperdere il manipolo di briganti. Mosè si trovò quindi costretto ad attraversare da solo il deserto fino a raggiungere il monastero di Petra in Skete. Nella mente di Mosè, questo era il nascondiglio perfetto.

Avrebbe abitato con i monaci fino a quando la situazione si fosse tranquillizzata, poi sarebbe tornato indietro dai suoi amici briganti. Quando i religiosi se lo trovarono di fronte, subito capirono di che pasta fosse fatto Mosè. Ciononostante gli diedero una cella, lo nutrirono, lo trattarono gentilmente senza mai porgli alcuna domanda. Col passare del tempo, però, qualcosa di inaspettato iniziò ad accadere. La Bontà dei monaci lo aveva trasformato. Non fu facile.

Mosè  trovò infatti difficile smettere di bere vino e soprattutto smettere di amare le donne tanto che si trovò quasi ad un passo dall’abbandonare la vita monastica. Guidato dall’abate, Sant’Isidoro, il brigante cominciò a superare i suoi impulsi peccaminosi. Una volta, poco prima dell’alba, Isidoro e Mosè salirono sul tetto del monastero per vedere il sorgere del sole. “Vedi quanto tempo impiega la luce per scacciare le tenebre della notte?”, gli disse Isidoro. “Accade lo stesso con l’anima.”

Santa Maria Egiziaca (c 344-c.421)

Maria era nata in una famiglia egiziana di stampo cristiano. Aveva solo 12 anni quando decise di scappare di casa per vivere ad Alessandria, una delle più grandi e popolose città dell’impero romano d’Oriente.Qui trovò qualcosa che aveva sempre desiderato: l’amore carnale. Diede via la sua verginità poco dopo il suo arrivo nella grande città, quindi condusse per ben 17 anni una vita basata sulla promiscuità. Però, contrariamente a quanto alcune biografie narrano, S. Maria Egiziaca  non fu mai “una donna di facili costumi”.

Un giorno vide una folla di uomini in attesa di salire a bordo di una nave, nel porto. Un passante le disse che quegli uomini, in realtà, erano pellegrini in procinto di salpare per la Terra Santa. Desiderosa di sedurre tutti quei passeggeri, Maria decise di partire insieme a loro. Una volta a Gerusalemme, si unì a loro per raggiungere la Chiesa del Santo Sepolcro. Ma, mentre la folla entrava in chiesa, la ragazza sentì come se una forza invisibile la tenesse lontana da quel luogo sacro. All’improvviso la Santa provò vergogna e disgusto di sé. Pianse amaramente, e chiese aiuto alla Madonna. La sua supplica fu ascoltata e Maria riuscì ad entrare in Chiesa.

St Olaf (c 995-1030)

Olaf aveva solo 12 anni quando suo padre lo affidò a un vichingo. Durante le numerose incursioni nel Baltico, Olaf imparò a distruggere le città, a saccheggiare monasteri e a uccidere soldati e civili, il tutto senza provare il minimo rimorso. Poi, inspiegabilmente, raggiunta la maggiore età, Olaf si convertì al cristianesimo. Questo accadeva in Normandia. Due anni dopo tornò in Norvegia, divenne re, e decise di convertire anche i suoi sudditi. I vecchi metodi di conversione però erano per il sovrano troppo lenti.

Così Olaf emise un editto: chi non avesse abbandonato il paganesimo avrebbe rischiato la vita o parti del corpo. Quando i ribelli anti-cristiani scacciarono Olaf dal suo trono, il re lasciò la moglie e la figlia e andò in esilio insieme alla sua amante e al figlio illegittimo.Olaf però non si arrese, voleva riavere indietro il suo regno, quindi vi tornò alla testa di un esercito e, durante una battaglia, fu ucciso. Immediatamente, i cristiani iniziarono a salutarlo come un martire e un santo.Tutti questi santi – ve ne sono molti di più – ci insegnano che non si potrà mai essere perfetti agli occhi di Dio ma, ciononostante, una conversione è sempre possibile.

La conversione non è frutto di magia; è solo il primo passo verso una vita in cui si sceglie di evitare i vecchi peccati, dicrescere nella virtù, e di conformare la propria volontà alla volontà di Dio. E’ difficile da attuare, ma la ricompensa, credetemi, è eterna.

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