“Signore, io sono un peccatore; Signore, io sono una peccatrice: vieni con la tua misericordia”. Facendo seguire a questa semplice preghiera l’augurio (“folle ed ingenuo”) che la Misericordia possa cambiare il mondo, Papa Francesco conclude l’Udienza Generale del 9 Dicembre, la prima del Giubileo. Una preghiera all’insegna della semplicità e della familiarità, quella suggerita da Bergoglio a tutti i fedeli, perchè ognuno potesse ricordarla facilmente, e viverne tutto il significato che parla di fiducia in Dio e consapevolezza dei propri limiti.

Una preghiera che sembra uscire fuori da ogni protocollo, all’insegna della spontaneità, pronunciata con quel sorriso che nasce dal vivere le parole sentendo forte la speranza che i nostri peccati verranno effettivamente perdonati grazie alla Misericordia di Dio. “Questa è una preghiera bellissima. È una preghiera facile da dire tutti i giorni: Signore, io sono un peccatore; Signore, io sono una peccatrice: vieni con la tua misericordia”.

Il Papa ripete due volte la preghiera, perchè possa imprimerla meglio nelle menti di chi ascolta, e perchè vuole assicurarsi che ognuno si senta davvero investito dalla benevolenza divina. Se infatti provassimo davvero a fermare per un momento le nostre attività quotidiane, e riflettessimo su quelle semplici parole, sentiremmo fortissima la sensazione che i nostri peccati, per quanto grandi o piccoli, conservano sempre e comunque la possibilità di sciogliersi nell’Amore di Dio e di Gesù.

Molto diversa la preghiera ufficiale del Giubileo, presentata sul sito nato appositamente per il grande evento. Si tratta di una preghiera scritta sempre da Papa Francesco, ma che risponde ad esigenze di maggiore solennità, e che riprende quindi formule tradizionali di devozione a Dio e alla Madonna. Essa si conclude infatti con la richiesta a Gesù che possano trovare ristoro le sofferenze del mondo, grazie al Suo aiuto, e all’intercessione di Maria: “a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen”.

La piccola preghiera pronunciata nel corso dell’Udienza Generale conclude invece un discorso articolato sul significato di questo Giubileo, e cioè far comprendere a tutti che ciò che più piace a Dio è “Perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro, affinché anch’essi possano a loro volta perdonare i fratelli, risplendendo come fiaccole della misericordia di Dio nel mondo”. Testimonianza di ciò è Gesù Cristo, la Misericordia fatta carne, nato, morto, e resuscitato per mostrare al mondo il mistero dell’Amore di Dio.

Uno dei più grandi ostacoli all’accoglimento della Misericordia di Dio è l’amor proprio, o meglio, l’eccesso di amor proprio, che porta a mettere al centro della propria vita gli interessi personali, la ricchezza, il potere, il successo, il piacere, l’accumulo di averi. Tutto questo distrae dalla consapevolezza di essere solo dei miseri peccatori, e di aver bisogno del Bene di Dio, molto più che dei beni personali.

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