Nel 1988 l’esame al Carbonio-14 decretò senza indugio che la Sindone non poteva rappresentare l’immagine di Cristo impressa nel sudario, perché il Carbonio la datava tra il 1260 ed il 1390 d.C., tra il Medioevo ed il Rinascimento.

Fu un duro colpo per i fedeli, che però non smisero di credere e voler credere. Oggi il Bruno Barberis mette in dubbio quei risultati, e lo fa attraverso un libro intitolato non a caso: “Il caso Sindone non è chiuso”.

Il professore non solo esprime le proprie perplessità circa l’applicazione dell’esame al Carbonio-14 su un tessuto esposto storicamente ad ogni sorta di contaminazione esterna, ma rimprovera a chi condusse i test in quel lontano 1988 di aver scelto come campioni di analizzare delle zone del tessuto dei frammenti di una zona che molto probabilmente bagnata per spegnere l’incendio del 1432.

I risultati sarebbero quindi alterati, e non bastasse questo, a dimostrare che sul mistero Sindone non può essere ancora messa la parola fine, c’è il fatto che nessuno, con tutti i mezzi che abbiamo oggi, è ancora riuscito a riprodurre nulla che somigli alle caratteristiche chimico-fisiche rilevate sulla Sindone.

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