Nel 1740 un viandante che aveva smarrito la strada maestra intravide in lontananza una torre. Decise di avvicinarvicisi per chiedere informazioni, ma si imbattè in un branco di cani randagi che cominciarono a puntarlo. A quel punto intravide sulla cima della torre un quadro con raffigurati Madonna, Bambin Gesù, e Spirito Santo sotto forma di colomba, ed urlò: “Madonna mia, grazia!”.

E grazia fu, visto che i cani smisero immediatamente di insidiare il viandante. Quest’ultimo narrò in lungo e largo la sua vicenda, facendo della torre una meta imprescindibile per i pellegrini, i quali accorrevano in cerca di grazie che spesso riuscivano ad ottenere. Anche quando venne spostata in un santuario a Lei dedicato, la Madonna del Divino Amore (così fu chiamata grazie alla colomba che la sovrastava, simbolo dello Spirito Santo) continuò a distribuire miracoli in numero straordinario.

Un secolo più tardi furono messe in sicurezza le strade che portavano al santuario, ma a questo corrispose un incremento delle attività commerciali intorno alla Madonna, attività che finirono per sminuirne l’importanza. I pellegrinaggi ed i prodigi non si fermarono, ma il clima mistico del santuario venne pesantemente compromesso.

La Madonna del Divino Amore tornò in auge solo nel 1944, quando Papa Pio XII le chiese pubblicamente di salvare la città di Roma. Il che avvenne, e comportò la realizzazione di un nuovo santuario, consacrato 50 anni dopo da Giovanni Paolo II. Al giorno d’oggi i romani nutrono per la Madonna del Divino Amore una profonda devozione, testimoniata dalla ripresa dei pellegrinaggi organizzati, e dalle centinaia di ex-voto che rappresentano la gratitudine di un popolo per la salvezza della propria città.

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