Decisa ed immediata la reazione del Vaticano alle dichiarazioni di Monsignor Charamsa, il quale recentemente aveva ammesso pubblicamente non solo di essere gay, ma anche di avere un compagno: la destituzione da tutti i suoi incarichi ufficiali.

E non parliamo di incarichi di secondo piano, perchè Monsignor Charamsa era fino a ieri ufficiale dellaCongregazione per la dottrina della fede, segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana, e professore alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum.

Un personaggio di assoluto rilievo nelle gerarchie vaticane, che ha scelto di andare consapevolmente incontro alle sue responsabilità, perchè non si sentiva in grado di vivere oltre nella finzione. Le parole di Monsignor Charamsa sono deflagrate alla vigilia del Sinodo per la Famiglia.

“Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana”.

Una scelta simbolica importante, perchè Charamsa ha voluto introdurre nel dibattito il concetto che gli omosessuali, liddove lo siano per natura e non per trasgressione, meritano il diritto ad aspirare ad una famiglia. Come detto, la Chiesa non ha accolto queste istanze. Il comunicato del licenziamento recita così:

“non potrà continuare a svolgere i compiti precedenti presso la Congregazione della Dottrina della Fede e le università pontificie”.

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